Dichiarazione di Walter Massa, presidente Arci Liguria e Gabriele Taddeo, presidente Arci Genova

Di fronte alle scelte irresponsabili del piano industriale di Fincantieri, Arci Liguria e Arci Genova dichiarano apertamente la loro solidarietà attiva ai lavoratori ed alle loro famiglie, il cui futuro è così pesantemente minacciato dalla chiusura di Sestri Ponente e da un drastico ridimensionamento di Riva Trigoso. Registriamo con soddisfazione l’attenzione che le Istituzioni pubbliche hanno dimostrato in proposito. Il presidente del Consiglio regionale ha infatti comunicato l’intenzione di dare inizio alla seduta prevista “per concordare con i capigruppo le misure urgenti da intraprendere per poi eventualmente sospendere i lavori del Consiglio per consentire a tutti la possibilità di esprimere la vicinanza e la solidarietà ai lavoratori partecipando alla manifestazione prevista”. Anche noi saremo oggi in piazza accanto ai lavoratori di Fincantieri, così come siamo pronti a dare il nostro sostegno attivo alle iniziative che saranno decise dalla riunione tempestivamente convocata dal presidente Claudio Burlando per domani alle 15.30. con le organizzazioni sindacali, le Rsu di Fincantieri, gli amministratori interessati e i sindaci. Concordiamo con quanti leggono nel silenzio del Governo – sempre più succube dei ricatti leghisti – la scelta di favorire la cantieristica del Nord Est del Paese, “assoggettandosi chiaramente ad una logica geopolitica”. A questo ennesimo gioco al massacro sulla pelle dei lavoratori e delle loro famiglie dobbiamo dire no con fermezza e dare vita a tutte le iniziative di lotta utili a fermare questo scellerato piano.

Genova e la Liguria hanno una grande tradizione di lotte operaie per la difesa dei posti di lavoro. Oggi, pur tenendo conto della mutata situazione, a quelle lotte dobbiamo fare riferimento per fermare lo smantellamento progressivo
Nel 1955 quel grande giurista e politico che fu Calamandrei, in una lezione agli studenti di Milano ricordava che la nostra “é una costituzione rinnovatrice, progressiva, che mira alla trasformazione di questa società in cui può accadere che, anche quando ci sono le libertà giuridiche e politiche, siano rese inutili dalle disuguaglianze economiche e dall’impossibilità per molti cittadini di essere persone e di accorgersi che dentro di loro c’è una fiamma spirituale che, se fosse sviluppata in un regime di perequazione economica, potrebbe anch’essa contribuire al progresso della società. Quindi, polemica contro il presente in cui viviamo e impegno di fare quanto é in noi per trasformare questa situazione…”. Oggi queste parole sono ancora drammaticamente attuali. Tocca a noi dar loro seguito concreto e coerente. 

Genova, 24 maggio 2011